Il paese di Portacomaro sorge lungo una delle tante ramificazioni della Via Francigena, via medioevale di transito per i pellegrini nel tratto tra Genova e la Francia.

Numerose sono le denominazioni che hanno identificato questo piccolo ma antichissimo borgo e, a partire dal X secolo, il nome dell’originario insediamento medievale Comalium diviene de Curte Acomarij, poi Curte Comaria, Curte Comalio e Cortecomaro. Infine, nel 1164, Federico Barbarossa fa riferimento al paese piemontese denominandolo Curta Comerio.

Fu luogo di lunghe battaglie tra il Libero Comune di Asti e il Marchesato di Monferrato e, a causa della sua posizione di confine, dopo la pace del 1179, Portacomaro perse il diritto di ospitare castelli o guarnigioni. Al loro posto, il paese sviluppò un ricetto, un gruppo di case contadine protette da un muraglione e un torrione.

Nel XIV Secolo, Portacomaro passò agli Orleans e, nel XV ai Visconti per poi finire nel feudo dell’antica famiglia spagnola dei Coardi nel 1618.

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Storia, architettura e viticoltura si mescolano, qui a Portacomaro, in un unico elemento, un valore che travalica il tempo e continua ad affascinare chi lo comprende e lo fa proprio.

La frazione Migliandolo, Comune fino al 1837 (accorpato a Portacomaro per decisione di Re Carlo Alberto), compare nel diploma di Federico I datato 1159 come Milledolium, mille boccali (la ‘douja’ è appunto un boccale) in riferimento alla sua forte vocazione vitivinicola; altri storici fanno derivare il nome dal francese mian (miglia) deux (due), a significare la distanza di due miglia (circa cinque chilometri attuali) dalla città di Asti. Qui, infatti, troviamo la chiesetta della Madonna delle Nevi.

Una delle più importanti costruzioni, a livello architettonico, del paese di Portacomaro è la chiesa romanica di San Pietro che sorge lungo Viale Attilio Degiani. La sua edificazione è avvenuta intorno all’anno 1130 e fu la prima chiesa parrocchiale del paese. Nel 1583 venne declassata a chiesa cimiteriale e mantenne questa funzione fino al 1910, anno in cui il cimitero di San Pietro venne chiuso e le salme traslate in quello attuale di San Rocco.

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All’interno del vecchio cimitero di San Pietro, nel 1878, venne seppellito Giuseppe Bergoglio, trisavolo di Papa Francesco, primo della famiglia Bergoglio a trasferirsi nel 1861 a Bricco Marmorito, vecchio casale un tempo di proprietà della famiglia Bergoglio.

Proprio alla chiesa di San Pietro è dedicato uno dei vini di nostra produzione, il Sampè appunto, il Monferrato Bianco D.O.C. intitolato al Primo Papa tanto amato dai portacomaresi.

La caratteristica struttura medievale di Portacomaro è conferita principalmente dalla presenza del ricetto, luogo fortificato risalente ai X-XI secolo e racchiuso da solide mura edificate per proteggere le abitazioni al suo interno, i granai e gli edifici più importanti del paese. Per secoli il ricetto è stato il rifugio degli abitanti durante le guerre nonché il centro assoluto del potere religioso e civile del paese. Geograficamente si trova a circa dieci metri sul livello della piazza Marconi, luogo ricavato mediante un taglio parziale della sommità della collina sulla quale giace il paese stesso e, successivamente, rivestito da muri in mattoni.

Su di esso sono stati innalzati numerosi edifici civili e religiosi e molti altri ne sono stati aggiunti, come il Torrione, una costruzione angolare posta tra i muraglioni del gioco del pallone e il piazzale antistante. Il Torrione è una massiccia torre dalla forma a tronco di cono di diametro irregolare, molto larga alla base e collocata nel mezzo della piazza principale, posizione che le è valso il titolo di “simbolo del paese”.

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Nei secoli, il ricetto ha subito numerosi rifacimenti, modifiche e opere di consolidamento. Ad oggi, quest’area offre un magnifico punto panoramico su tutto il paese dove poter ammirare gran parte degli edifici di pregio tra cui la chiesa di San Bartolomeo, edificata originariamente nel 1400, poi demolita e nuovamente riedificata nei secoli successivi fino a raggiungere il suo aspetto attuale alla metà del XIX secolo.

Dall’atmosfera insolita e sognante è la Casa dell’Astista, antica residenza del ricetto attualmente adibita a Centro culturale ed artistico dove vengono allestite mostre, esposizioni e dove si svolgono concerti e attività culturali di ampio respiro.

Altra costruzione degna di nota è l’Edificio Scolastico al posto del quale si ritiene che originariamente sorgesse una torre, poi convertita in carcere mandamentale, in serbatoio dell’acquedotto e, infine, in una serie di case private. L’attuale struttura è stata eretta nel 1907 in perfetto stile Liberty.

In ultimo, troviamo la Chiesa dell’Annunziata, detta “dei Batì”, in dialetto. Sede tradizionale della omonima confraternita dei Disciplinanti, i “Batì” appunto (“battuti”), la Chiesa sorge sul ricetto in località Rosa. Più volte restaurata e rimaneggiata, si fa risalire l’attuale struttura agli inizi del 1600. Nonostante siano presenti in essa più stili, sono le espressioni barocche e settecentesche a prevalere, specie nei fregi lignei, nei muri dipinti e nel pregevole altare risalente al 1770.

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