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portacomaro

Il paese di Portacomaro si trova a pochi minuti da Asti, in cima a una collina circondata da vigneti di Grignolino e Ruchè, fiori all’occhiello del Basso Monferrato Astigiano.

Un paese dalle antiche origini

Il paese è stato fondato come accampamento militare, nell’allora terra di Gallia, da una famiglia romana di nobili origini, la Gens Comara.

Portacomaro sorge lungo una delle tante ramificazioni della Via Francigena, via medioevale di transito per i pellegrini nel tratto tra Genova e la Francia. Tra i suoi gioielli di carattere religiosi, spiccano l’antica chiesetta della Madonna delle Nevi, in frazione Migliandolo; la Chiesa dell’Annunziata, detta “dei Batì”, risalente al XVII secolo; e la pieve romanica di San Pietro, della prima metà del XII secolo, nel cui vecchio cimitero venne seppellito Giuseppe Bergoglio, trisavolo di Papa Francesco.

In paese, infine, fa bella mostra di sé il ricetto, con il suo massiccio torrione, luogo fortificato risalente al X secolo, centro assoluto del potere religioso e civile nonché rifugio degli abitanti durante le guerre. Da annoverarsi, anche la Casa dell’Astista, adibita a mostre, esposizioni e concerti.

sentiero di papa francesco

Un percorso su stradine sterrate e in parte su strade asfaltate, per conoscere il territorio dove sono vissuti i nonni di Papa Francesco Bergoglio.

un tuffo nella storia

E’ un percorso ad anello che ha il suo inizio dal borgo di Portacomaro, luogo di nascita di diversi antenati di Papa Francesco tra cui, nel 1884, il nonno, che emigrò a Torino nel 1906. Presso la cascina dei Bergoglio, a Bricco Marmorito, risiedono ancora alcuni suoi parenti.

Il tragitto prosegue poi per Castagnole Monferrato, dove è possibile ammirare la meridiana più grande del mondo, dedicata al vino Ruchè, e il torchio più grande d’Europa, situato presso le cantine della Tenuta La Mercantile; e per Grana, con la sua imponente parrocchiale settecentesca all’interno della quale è conservato un piccolo Museo di Arte Sacra.

Si giunge, infine, nella cittadina aleramica di Moncalvo, la più piccola d’Italia, e a Grazzano Badoglio, sede dell’Abbazia Benedettina dei SS. Vittore e Corona fondata da Aleramo, nel 961, e di cui oggi rimangono il campanile e il chiostro. Ed è proprio qui, che è possibile vedere la tomba del leggendario primo marchese del Monferrato.

A chiudere il percorso, dopo aver ammirato il poetico panorama di vigneti dalle colline di Casorzo, è il paese di Montemagno, celebre per il suo suggestivo castello medievale, i suoi tradizionali ballatoi in legno e la mitica Casa sul Portone, ultima sopravvissuta tra gli elementi architettonici compresi nella vecchia cinta muraria.

i luoghi di gianduja

La maschera principale piemontese nacque nel 1808 a Callianetto, paese a soli 8 km da Portacomaro, dalla creatività dei burattinai Giambattista Sales e Gioachino Bellone.

la fortuna dei due burattinai

I due burattinai Sales e Bellone, dopo aver seguito a Torino gli spettacoli del marionettaro Biancamano, durante i quali era rappresentato il personaggio popolare piemontese del ‘600 Gironi, decisero di munirsi di un loro teatrino ambulante, ideando il caricaturale e ironico Gerolamo.

Si esibirono in tutto il Piemonte sino ad arrivare a Genova, dove iniziarono i guai. Il doge, infatti, si chiamava Gerolamo Durazzo, e non prese bene la propria omonimia col burattino irriverente. Fece così espellere Sales e Bellone per il reato di lesa maestà. I due, tornati a Torino, continuarono a rappresentare l’ironico Gerolamo, ma vennero nuovamente arrestati con l’accusa di lesa maestà, questa volta verso la persona del fratello minore di Napoleone, re Gerolamo di Westfalia.

Fu così che Sales e Bellone, dopo un periodo trascorso in gattabuia e il loro teatrino messo al bando, si rifugiarono a Callianetto. Sales, vestito con tricorno e codino, si esibiva nelle osterie in scenette beffarde ed ironiche e con la sua inseparabile dôia, un boccale di terracotta per il vino. Da qui, il soprannome di “Giôan d’la dôja”, appellativo che fu presto condensato in Gianduja.

La simbolica casa natale della maschera, cosiddetta Ciabot ‘d Gianduja, la si può visitare a Callianetto, in località Lovisoni.


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